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Il settore riprende fiato dopo un periodo di crisi. Ma per mantenere la crescita nel lungo periodo bisogna recuperare competitività. Investendo in qualità e innovazione. Solo così si battono i giganti esteri del comparto e si fa fronte agli aumenti di prezzo della materia prima.

Riprende fiato il mercato italiano dell’acciaio confortando tutti gli operatori del settore, sia quelli che si occupano della gestione della materia prima sia quelli che la lavorano. Basti dire che nel 2016 se ne sono prodotte 21,5 milioni di tonnellate, con un aumento del 4,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il tutto con un tasso di utilizzo della capacità produttiva che ha viaggiato attorno al 59,5%, 10 punti in meno rispetto alla media mondiale. La tendenza positiva è destinata a durare anche nei prossimi mesi. Gli analisti, infatti, prevedono un incremento del consumo di acciaio di circa il 2% rispetto allo stesso periodo del 2016. A spingere la domanda, in particolare sono il settore della produzione di tubi (che nei primi tre mesi dello scorso anno aveva registrato un calo della produzione del 3%) e il settore automotive. E come da regola, a un aumento della domanda corrisponde un aumento dei prezzi, soprattutto dell’acciaio al carbonio. Secondo le ultime rilevazioni di Siderweb e da Sider Index (l’indice che misura le quotazioni medie alla tonnellata dei prodotti siderurgici in acciaio al carbonio sul mercato italiano) infatti, i prezzi medi dallo scorso Dicembre hanno registrato un rincaro dell’11,6%. Nelle prime due rilevazioni di Gennaio il trend prosegue e si rafforza: il Sider Index è salito a quota 396,63 euro la tonnellata il 18 gennaio, facendo registrare il valore più alto dallo stesso periodo del 2013.

 L’obiettivo è il recupero della competitività

Segnali positivi che però non devono far dimenticare l’importanza di un recupero strutturale della competitività sul mercato quale elemento cruciale per sostenere il trend nel medio termine. Le direttrici da seguire per il recupero di competitività toccano aspetti di scala e dimensione, sostenibilità come leva di business, centralità del mercato, innovazione tecnologica (Industry 4.0) ed innovazione del modello di business. Il tutto privilegiando la qualità sulla quantità. Qualità del prodotto, ma anche del servizio, della collaborazione con i clienti e dell’assistenza. «Innovazione è la leva che può fare sintesi delle altre e proiettare le imprese del settore verso il ritorno alla crescita e l’incremento di profittabilità», ha fatto notare Andrea Bassanino, Partner EY Advisory MED Strategy Leader, nell’ambito del suo intervento su Digital innovation nella siderurgia all’interno del convegno Focus Triveneto: le nuove sfide per la filiera dell’acciaio, organizzato da Siderweb, in collaborazione con Confindustria Veneto. In questo processo di recupero della competitività e dell’innovazione risulterà anche in futuro centrale il ruolo del sistema bancario che deve tornare a sostenere le imprese che vogliono innovare.

A piccoli passi verso la ripresa

Romano Pezzotti, presidente della bergamasca Fersovere, è dell’opinione che nonostante la situazione della siderurgia italiana resti critica, «i piccoli passi avanti verso un miglioramento si susseguono abbastanza rapidamente» e questo consente per il futuro un cauto ottimismo. «Sembra essere tornato un certo vigore», ha detto Pezzotti, «che soltanto i prodotti lunghi come il tondo da cemento armato non sentono perché zavorrati dalle difficoltà dell’edilizia. Sui piani, lamiere e coil, il mercato è forte e i produttori hanno riguadagnato marginalità». Senza azzardare commenti ultimativi in proposito è considerato probabile un effetto benefico dei dazi frutto dell’azione di contrasto comunitaria alla concorrenza a basso costo dei Paesi emergenti, che avrebbero favorito in qualche misura l’offerta nazionale. «Lo si può dedurre», ha riflettuto Pezzotti, «dalla performance dei grandi player tanto della produzione quanto della distribuzione, che stanno registrando margini del tutto soddisfacenti, se non ottimi». Anche il mercato dei laminati gode di buona salute e gli interrogativi riguardano piuttosto «la volatilità anomala di brevissimo periodo che caratterizza le materie prime». Ne risultano influenzati «tutti i prodotti finiti a eccezione dei piani da almeno un trimestre» e il parere di Pezzotti è che «dal 2016 il posizionamento delle commodity e dei manufatti finiti abbia acquisito livelli superiori a quelli dell’ultimo triennio». La dinamica non manca di riflettersi su tutta la filiera con gli utilizzatori finali attesi a un graduale rialzo dei prezzi, spinto proprio con il passare del tempo «dai rincari del rottame» e dai rialzi delle materie prime in generale.

anzani_carminati

Articolo a cura dei giornalisti professionisti Nadia Anzani e Roberto Carminati

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