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La corsa al rialzo dei prezzi delle materie prime ha dato un’ulteriore spinta al mercato del riciclo di materiale ferroso e non ferroso, invitando i produttori di macchinari per il riuso a progettare linee più robuste e in grado di supportare ritmi di lavoro sostenuti.

Nonostante le recenti flessioni, che hanno fra gli altri interessato anche le quotazioni del rottame, per le materie prime industriali l’orizzonte resta incerto e le prospettive di ulteriori fasi di shortage e di un rialzo dei prezzi sono tutt’altro che remote.

Investire sul riciclo dei materiali e le relative tecnologie rappresenta pertanto per le imprese – segnatamente quelle più legate alla siderurgia – una mossa quasi obbligata ancor più che strategica.

Del fatto che la tendenza al riuso si stia consolidando, hanno dato notizia i canali informativi della community dell’acciaio siderweb.
Quest’ultima si è infatti soffermata di recente sulla nascita in Germania del progetto Reders, acronimo che sta per Riduzione delle emissioni di CO2 aumentando il tasso di riciclaggio nella produzione di acciaio.

A idearlo e promuoverlo sono state Thyssenkrupp Steel, Hüttenwerke Krupp Mannesmann, la controllata REMONDIS TSR Recycling e VDEh-Betriebsforschungsinstitut.

TSR si è incaricata nello specifico della realizzazione di un processo produttivo basato sull’utilizzo del rottame con il quale l’alleanza punta a dar vita a un prodotto da altoforno certificato.

Contestualmente, sono in preventivo l’incremento della percentuale di riciclo in fase di conversione e la conseguente riduzione delle emissioni di CO2, nella misura di una tonnellata per ogni tonnellata di materiale riciclato immesso in altoforno.

Della necessità di una «trasformazione strutturale dei processi produttivi» – tale da comportare però uno stanziamento da dieci miliardi di dollari – ha parlato secondo siderweb anche il colosso globale ArcelorMittal.

Viaggiano nel segno di una siderurgia ecosostenibile i programmi Smart Carbon e Innovative DRI, mirati a raggiungere il traguardo della carbon neutrality entro il 2050 tramite un più intensivo ricorso all’idrogeno come fonte di energia.

Le cifre del riuso

Tornando alla produzione e al mercato delle commodity, fra gennaio e luglio di quest’anno l’output italiano è cresciuto del 26,1% rispetto a quanto registrato nello stesso periodo del 2020, per un totale di 14,9 milioni di tonnellate e il miglioramento ha toccato sia i prodotti piani sia i lunghi.

Alla fine di agosto si è assistito a una lieve diminuzione dei prezzi del rottame d’acciaio, segmento entro il quale la volatilità interessa le varietà più povere che non quelle più pregiate.

Alla luce del trend ribassista del rottame turco, protagonista di una recente flessione da 30 dollari per tonnellata, i produttori sembrano intenzionati a chiedere una riduzione delle quotazioni da parte delle acciaierie.

Prezzi alle stelle anche per il rottame inox

Per quel che concerne il rottame di inox, invece, sempre siderweb ne ha seguito il percorso rialzista ininterrotto.

Trainate dai rincari del nichel le varietà 316, 304 e 430 hanno rispettivamente superato i picchi dei 2.100, 1.500 e 570 euro per tonnellata.

Altra dimostrazione della strategicità del riuso, che per quanto attiene agli imballaggi in acciaio ha conseguito nel 2019, cui si riferiscono le ultime stime ufficiali, il record storico dell’84% archiviando una crescita dell’1,5% su base annua.

Lo ha riferito Apeal, Associazione dei produttori europei di acciaio per imballi formata da Tata Steel, US Steel Košice, ArcelorMittal, Liberty Liège-Dudelange, Thyssenkrupp Rasselstein, Acciaierie d’Italia. L’acciaio è riciclabile al 100% e riutilizzabile per gli scopi più svariati: dallo stesso packaging alle turbine eoliche e alle costruzioni.

«L’associazione», ha riportato ancora siderweb, «ha annunciato la sua Vision 2025 per il riciclo: zero imballaggi in acciaio in discarica, grazie alla continua attenzione all’ottimizzazione della raccolta differenziata, alla definizione di uno standard di qualità dei rottami, alla raccolta e smistamento dei tappi in acciaio e alla progettazione della riciclabilità» dei prodotti».

Secondo il consorzio Ricrea, in Italia la quota del riutilizzo è pari al 79,8% del totale e i valori economici in gioco equivalgono a 12 milioni di euro.

Quel che più conta è che con le quasi 371 mila tonnellate di materiale avviate a riciclo nel 2020 si potrebbero costruire 3.700 chilometri di ferrovia.

Il boom del riciclo vuole macchinari più resistenti

La difficoltà di reperire materie prime e il conseguente rialzo dei prezzi ha dunque spinto l’industria del riciclo dei materiali ferrosi e non ferrosi e modificato parte del business delle acciaierie.

«Oggi la riconversione di materiale ferroso, infatti, è parte integrante del loro ciclo produttivo», osserva Davide Fusari, Country manager per l’Italia di R+W.

«Questo significa che le linee di produzione destinate alla lavorazione del rottame devono essere robuste e integrate nel ciclo produttivo dell’intero impianto in una logica 4.0.

Devono pertanto essere macchinari dall’animo robusto, in grado di lavorare 24 ore su 24 e capaci di comunicare con il resto dell’impianto».

Non a caso R+W Italia negli ultimi anni ha sviluppato e ampliato l’offerta di prodotti progettati ad hoc per questo settore.

«Primi fra tutti i limitatori di coppia modulari della serie ST», precisa Fusari.
«Siamo addirittura arrivati a dotare questi componenti di sensori in grado di monitorarne costantemente i parametri di funzionamento sempre in ottica 4.0, consentendo un controllo continuo, regolare che prevede cicli di manutenzione predittiva».

Prodotti particolarmente apprezzati dai numerosi clienti R+W specializzati nella produzione di linee di selezionatori magnetici e trituratori di materiali non ferrosi.

«Anche perché un limitatore di coppia, se ben impiegato e ben dimensionato, ha il vantaggio di azzerare la necessità di assistenza e manutenzione post vendita», aggiunge il manager.

Che si tratti di alta precisione o di industria pesante, i limitatori di coppia R+W, infatti, funzionano in modo dinamico, preciso e senza gioco.
Aiutano a mantenere l’attrito al minimo e molti sono esenti da usura e manutenzione, senza parti mobili, garantendo così una durata e prestazioni estremamente lunghe con un conseguente risparmio di investimenti, tema tutt’altro che irrilevante nelle aziende di oggi.

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