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COSÌ LA LOGISTICA HA RISCRITTO IL DESIGN DEL PACKAGING

COSÌ LA LOGISTICA HA RISCRITTO IL DESIGN DEL PACKAGING

Da semplice contenitore a strumento strategico. Questa in breve l’evoluzione che gli imballaggi di oggetti e alimenti hanno vissuto negli ultimi anni. Un cambiamento epocale accelerato dall’e-commerce e dalla sostenibilità. Per decenni il packaging è stato considerato come un semplice involucro pensato per proteggere beni e alimenti. Oggi, spinto dal boom dell’e-commerce e dall’urgenza climatica, è divenuto il campo di battaglia della logistica e un elemento chiave per l’efficienza aziendale e la percezione del brand.

Spazio tiranno

Con la crescita delle spedizioni online il volume delle confezioni è la nuova valuta. Non è più sufficiente che un prodotto sia protetto, deve essere anche logistics-friendly. Così i designer di imballaggi si sono messi a lavorare gomito a gomito con gli esperti di magazzino per creare soluzioni modulari e compatte. Il mantra è: massima saturazione, minimo spreco. Un packaging ben progettato riduce drasticamente lo spazio vuoto in un container o su pallet, permettendo di caricare più merce e ridurre significativamente i costi di trasporto e, indirettamente, le emissioni di biossido di carbonio.

La sostenibilità è un requisito logistico

L’eco-compatibilità non è solo questione di marketing ma una necessità dettata dalle normative europee in ambito di impatto ambientale e dalla pressione dei consumatori, sempre più sensibili alle logiche green. In questo quadro la logistica sta spingendo sempre più verso la semplificazione radicale dei materiali. La tendenza al monomateriale facilita enormemente la logistica inversa, rendendo il riciclo più veloce e meno costoso. Si moltiplicano poi i sistemi di imballaggio riutilizzabile (pooling systems) dove cassette e contenitori tornano al fornitore in un ciclo chiuso. Da qui l’importanza di avere a disposizione imballaggi al contempo sostenibili e capaci di snellire la gestione dei rifiuti.

L’imballaggio intelligente

Nella catena di approvvigionamento 4.0, l’imballaggio è la nuova frontiera della digitalizzazione: la sua funzione protettiva si è arricchita di intelligenza. L’integrazione di codici a barre, Qr code e altre tecnologie di tracciamento trasformano ogni pacco in un nodo di dati. Lo smart packaging è vitale specialmente nella logistica del freddo per alimenti e farmaci, perché monitora la temperatura in tempo reale, prevenendo sprechi e garantendo la qualità. Ma anche perché semplifica la gestione dell’inventario e rende più efficiente la localizzazione dei prodotti in ogni fase della supply chain. Di particolare importanza secondo le ricerche riprese da digital.teknoscienze.com/ sono in quest’ottica i tag a radiofrequenza o Rfid leggibili mediante scanner fissi o portatili. Facendo tesoro degli standard NFC (Near field communication) integrano e rendono immediatamente disponibili su cloud o gestionale informazioni sul ciclo di vita e l’autenticità dei prodotti, a fini di protezione dalle frodi.

Lo dicono i numeri

Quanto riportato più su ha trovato riscontro nel corso degli anni nelle indagini tematiche realizzate via via da esponenti dell’industria o da enti di ricerca specializzati. Già nel 2022 il produttore britannico di packaging DS Smith aveva per esempio interpellato 300 dirigenti responsabili della supply chain, del procurement, delle materie prime e della sostenibilità in quattro comparti cruciali: automotive, elettronica, chimica e farmaceutica. E quasi sette su dieci si dichiaravano allora disposti a spendere di più per l’imballaggio pur di risparmiare sui costi totali di gestione della catena; mentre il 50% ipotizzava per l’immediato l’attuazione di strategie per l’ottimizzazione delle confezioni. Inoltre, il 56% aveva adottato soluzioni di imballaggio intelligente e l’87% evidenziava la sua fedeltà ai principi dell’economia circolare. Si è accennato al quadro regolatorio europeo entro il quale spicca la Packaging & packaging waste regulation o PPWR. L’ha richiamata anche il fornitore globale di soluzioni per prodotti consumer e healthcare Amcor, mettendo l’accento su alcuni punti essenziali.

Carta canta

In primo luogo sul fatto che l’intelligenza di un involucro passa anche per la capacità di presentare informazioni chiare e ben visibili circa la riciclabilità dei prodotti e il giusto modo per smaltirli: è un fattore dirimente per l’84% degli acquirenti europei intervistati in occasione di un sondaggio ad hoc. Il 18% di essi si è detto pronto (la survey è datata alla scorsa estate) a pagare di più pur di avere un imballo interamente realizzato in carta; il 72% ha mostrato di apprezzare i claim di marketing che danno la giusta evidenza alla scelta di confezionare gli articoli con cellulosa. Attenzione, però, perché l’80% dei (potenziali) clienti ha affermato di stentare a comprendere i logo indicanti la sostenibilità.

Quel che vogliono i clienti

Con il report intitolato Sustainability in packaging 2025: Inside the minds of global consumers – che ha coinvolto interlocutori di 14 Paesi in quattro continenti – il gruppo McKinsey ha svelato che la circolarità è il tratto cui viene tendenzialmente data la massima importanza, se si parla di confezioni. E si esprime in più forme: che siano riciclabili, prodotte in materiale da riciclo, riutilizzabili. Meno importante è che abbiano un contenuto a base bio: la ragione è forse la scarsa conoscenza su cosa effettivamente sia bio-based e cosa no. E sempre secondo McKinsey e Nielsen IQ, il verde vince sempre. Gli articoli contrassegnati da claim correlati alla sostenibilità hanno registrato nelle preferenze del mercato una crescita cumulativa del 28% in cinque anni, contro il 20% degli altri.

Nadia Anzani e Roberto Carminati
Nadia Anzani e Roberto Carminati

Articolo a cura dei giornalisti professionisti Nadia Anzani e Roberto Carminati

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Nadia Anzani e Roberto Carminati

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