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MANUTENZIONE: L’ARMA PER FERMARE GLI INFORTUNI SUL LAVORO

MANUTENZIONE: L’ARMA PER FERMARE GLI INFORTUNI SUL LAVORO

La sicurezza degli impianti di produzione non è un lusso, ma il presidio fondamentale per chiunque operi in fabbriche e officine, perché investire in sicurezza significa tutelare la vita dei lavoratori, rispettare la legge e garantire la produttività.

Direttiva Macchine Europea

La sicurezza integrata – come previsto dalla Direttiva Macchine Europea – impone che queste priorità siano eliminate già in fase di progettazione delle macchine per venire incontro alle priorità delle aziende che oggi vedono in cima alla lista la riduzione dei costi aziendali e il perfezionamento del ciclo produttivo.
E per mantenere alta la capacità produttiva di un impianto non basta coinvolgere il personale addetto al controllo dei macchinari, tenere d’occhio l’OEE (Overall equipment effectiveness, in italiano come efficienza complessiva degli impianti) e i KPI (Key Performance Indicator, in italiano indicatore chiave di prestazione degli impianti), ma occorre anche abbinare strumenti ad hoc, progettati per limitare le anomalie ed evitare il fermo impianto. Il tutto per salvaguardare la produzione visto che i guasti improvvisi non solo mettono a rischio l’operatore, ma generano anche interruzioni della catena produttiva e costi di riparazione d’emergenza, molto più alti di quelli della manutenzione ordinaria.

Evitare sanzioni penali

Mettere in sicurezza l’impianto produttivo significa anche evitare pesanti sanzioni penali. In Italia, il Decreto Legislativo 81/08 non lascia spazio a interpretazioni: il datore di lavoro ha l’obbligo di fornire attrezzature non solo conformi alla legge (con la marcatura CE, se successive al 1996), ma soprattutto idonee e in perfetto stato di efficienza. In caso di infortunio grave o mortale, la mancata adozione delle misure di sicurezza e l’assenza di manutenzione possono tradursi in pesanti sanzioni amministrative e in responsabilità penali per i vertici aziendali.

Non solo manutenzione ma anche formazione e controllo

Per trasformare l’obbligo in un vantaggio, le aziende devono adottare una strategia rigorosa, basata su azioni chiave, dettagli operativi e obiettivi. Passaggi rigorosi e pianificati perché la sicurezza delle macchine è la dimostrazione concreta della serietà di un’impresa. Investire in essa significa tutelare il proprio capitale umano, rispettare la legge e fare buona impresa.

Azione Chiave

Dettaglio Operativo

Obiettivo

Manutenzione Preventiva

Programmare controlli periodici, lubrificazioni e sostituzione di componenti a rischio usura (filtri, cinghie, sensori).

Anticipare il guasto e l’invecchiamento dei sistemi di protezione.

Isolamento Energetico (LOTO)

Adottare procedure ferree per bloccare la macchina da tutte le fonti di energia (elettrica, idraulica, pneumatica) durante pulizia e manutenzione.

Prevenire l’avviamento accidentale che causa la maggior parte degli infortuni ai manutentori.

Formazione del Personale

Istruire gli operatori non solo sull’uso, ma sulla consapevolezza dei rischi e sull’importanza di non eludere o manomettere i dispositivi di sicurezza.

Creare una “cultura della sicurezza” dove l’operatore è la prima sentinella.

Verifiche e Adeguamenti

Controllare che i ripari, i pulsanti di emergenza e i dispositivi di interblocco funzionino correttamente. Per le macchine datate (pre-CE), è obbligatorio l’adeguamento ai requisiti minimi di sicurezza (Allegato V, D. Lgs. 81/08).

Garantire la conformità normativa e l’efficacia protettiva nel tempo.

 

Anche la sicurezza è 4.0

Vista nell’ottica dell’industria e nella fattispecie di un fornitore internazionale di componenti qual è R+W il tema della sicurezza può essere considerato per alcuni aspetti complementare a quello della manutenzione predittiva o preventiva. Ovvero: «La predittività», ha detto Davide Fusari, responsabile della filiale italiana della multinazionale, «si esprime dal nostro punto di vista con la possibilità di mettere i costruttori prima e a cascata gli utilizzatori finali in condizione di anticipare il verificarsi di malfunzionamenti e guasti che interromperebbero la regolare operatività. L’esempio è dato dalla serie dei giunti sensorizzati IPK che trasmettono il moto ma allo stesso tempo misurano e condividono con l’intelligenza di macchina e il PLC i dati relativi alla coppia e alla velocità; alla spinta, alla temperatura e ai carichi. Svolgono pertanto una significativa opera di monitoraggio e di misurazione generando degli alert in caso di superamento di talune soglie di funzionamento preimpostate e segnalando perciò l’insorgere di una problematica».
È quindi chiaro che tutto questo non ha direttamente a che fare con la protezione degli operatori: indirettamente sì, però, poiché l’inavvertita rottura di un macchinario o parte di esso può rappresentare un fattore di rischio per l’incolumità degli addetti. «Quello della manutenzione predittiva», ha concluso Fusari, «è per noi senz’altro un mercato di nicchia, per quanto si tratti di una nicchia importante della quale a corollario e di riflesso anche la sicurezza può beneficiare. Se la domanda è in aumento lo si deve tuttavia all’intenzione di ridurre al minimo gli stop alle attività del quotidiano nel nome di una superiore produttività. Ed è questo a giustificare gli investimenti in tecnologie il cui costo iniziale di mercato è magari maggiore». Il fatto che oltre a dimostrarsi pienamente 4.0 le soluzioni in oggetto favoriscano il benessere è un ulteriore punto a loro favore.

Nadia Anzani e Roberto Carminati
Nadia Anzani e Roberto Carminati

Articolo a cura dei giornalisti professionisti Nadia Anzani e Roberto Carminati

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Nadia Anzani e Roberto Carminati

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