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Fra i cardini della transizione alla smart factory promessa e promossa dall’avvento della quarta rivoluzione industriale c’è la digitalizzazione delle operazioni di movimentazione delle merci. Il settore attrae investimenti e cerca player capaci di soddisfarne le rinnovate esigenze.

Ancora al termine del primo semestre del 2018 il comparto immobiliare italiano mostrava un livello di performance decisamente migliorabile. In questo contesto l’unico segmento capace di registrare risultati importanti e crescenti era quello della logistica. Gli analisti specializzati di Cushman & Wakefield hanno infatti calcolato che nel periodo il real estate aveva generato un volume d’affari da 3,3 miliardi di euro, in calo del 40% rispetto alla prima metà del 2017. I magazzini e i capannoni per lo stoccaggio e la movimentazione delle merci rappresentano il 12% del mercato e hanno proceduto in controtendenza con investimenti in aumento del 25%, favoriti secondo gli esperti dai successi dell’e-commerce e della distribuzione in genere. Qualcosa di simile è stato percepito anche da BNP Paribas che, stando a quanto riportato da fonti della stampa di settore, ha attribuito alla logistica in Italia transazioni per 410 milioni di euro contro i 200 circa stimati in relazione ai sei mesi d’apertura del 2017.

Al di là delle strategie in atto sul fronte del commercio elettronico e delle mosse della GDO, è un’ondata di rinnovamento più profondo a scuotere anche in questo campo il nostro panorama industriale. Già a partire dallo scorso biennio la logistica tricolore ha tratto beneficio dalle spinte verso la digitalizzazione delle operazioni – nel nome della tracciabilità totale dei pezzi e dei processi – tipiche di Industria 4.0. I risultati sono stati immediatamente percepibili, visto che al termine del 2017 la produzione di tecnologie per la movimentazione smart aumentava del 7,2%; del 9,1% le esportazioni; del 14,9% gli stanziamenti economici indirizzati all’innovazione. Nonostante i numeri definitivi non siano stati ancora resi noti, allo scorso agosto l’opinione della Federazione delle associazioni industriali della meccanica varia e affine (Anima) era che l’ascesa potesse proseguire per tutto il 2018. Con un +3,9% alla voce Produzione e un ulteriore +4,9% di export, a fronte di investimenti in crescita del 10,2%.

Componenti di qualità e servizio al cliente fanno la differenza

Un mercato, quello dei macchinari per la logistica, sostenuto dal buon andamento della domanda, sia interna che esterna, che nel corso degli ultimi 12 mesi si è però adeguata alle nuove esigenze delle aziende: “I processi di automazione industriale portano le aziende ad investire sempre più risorse ed attenzione anche sulle procedure di movimentazione del materiale tra una stazione e l’altra della fase produttiva», ha spiegato Marco Benvenuti, Responsabile marketing di R+W Italia.

I componenti di collegamento tra una parte e l’altra della catena cinematica e i giunti con allunga, che hanno il compito di collegare meccanicamente due alberi distanti tra loro, devono essere sempre più precisi per mantenere alta la qualità del processo produttivo; ed è proprio in virtù di questo che le aziende cercano prodotti di alta precisione come quelli presenti nella nostra gamma di prodotti.

Giunti che devono essere non solo robusti ma anche «in grado di compensare i disallineamenti smorzando le vibrazioni che vengono generate dall’applicazione nel suo normale esercizio», prosegue Benvenuti. Inutile dire che in questo settore a fare la differenza per il cliente finale non è solo la qualità del prodotto offerto ma anche il servizio pre e post vendita. «Un aspetto che in R+W abbiamo sempre curato molto. Non a caso da noi il servizio al cliente parte dalla fase progettuale, passa dalla fase commerciale e arriva fino alla logistica», spiega Benvenuti. Scelte strategiche studiate a tavolino. «La consulenza tecnica in fase progettuale aiuta i tecnici delle aziende clienti a individuare in tempi rapidi il tipo di giunto ideale per la trasmissione in fase di studio, sfruttando la competenza tecnica e pratica accumulata da R+W negli ultimi 30 anni», prosegue l’esperto.

Le svariate soluzioni tecniche proposte da R+W per facilitare il montaggio rappresentano per i clienti una caratteristica importante che mette nelle condizioni i progettisti di disegnare una macchina con l’attenzione anche alla semplificazione delle procedure di montaggio e manutenzione.

Dal punto di vista commerciale e logistico, invece, «diventa di fondamentale importanza reperire tutte le informazioni importanti per la tracciabilità dell’ordine, sia in fase di approntamento, si  in quella di consegna», conclude Benvenuti. Su questo tipo di servizio R+W Italia punta molto da sempre e i clienti apprezzano.

Obiettivo sicurezza

Scaffalature e carrelli hanno fatto la parte del leone nel percorso verso la smart factory e le mode di mercato poco hanno a che fare con questo boom. Casi pratici di studio tratti per esempio dal settore cartario hanno certificato come automazione e robotica possano consentire alle imprese di coniugare una maggiore efficienza con tassi di risparmio milionari. Il presidente di Aisem (la sigla che in seno ad Anima rappresenta i produttori di carrelli e sistemi di elevazione o movimentazione) Pietro Almici ha accolto con favore le spinte innovative riscontrabili nel segmento. Ma ha anche opportunamente sottolineato che, data la presenza nei reparti di un 70% di macchine vecchie di oltre un ventennio, lavorare per la sicurezza è importante quanto investire nel restyling delle tecnologie. Al tema safety l’associazione ha dedicato sforzi importanti a quattro mani con Ucomesa e Inail e sfociati nella redazione di schede tecniche e documentazione mirata. «Il gruppo di lavoro, costituito da Aisem, Ucomesa, Ance, Anfia, Confindustria, Ministero del lavoro e Inail, si è impegnato per rendere luminosa una zona d’ombra della normativa sulla sicurezza, che è vitale sia per chi lavora e sia per chi ha la responsabilità ultima dell’operato», ha detto Almici. «È innegabile», ha aggiunto, «che tale lavoro sia di ausilio ai manutentori, che devono verificare le macchine marchiate CE, e ai datori di lavoro, che hanno l’onere della responsabilità ultima degli infortuni. L’iniziativa non nasce da un’imposizione da parte degli enti di controllo bensì dal desiderio imprenditoriale di una maggior chiarezza per un miglior lavoro quotidiano. Le schede sono un utile supporto per la definizione di piani per i controlli suddivisi in apparecchi fissi, trasferibili e mobili, tutti corredati da una parte relativa agli accessori di sollevamento».

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