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Nel 2020 la domanda di robot nel mondo dovrebbe salire a 521 mila unità in virtù di un incremento delle vendite del 15% anno-su-anno. L’Italia fa la sua parte ma manca ancora una normativa ad hoc che regoli il settore.

La Cina si avvicina

A lungo e comprensibilmente è stata considerata il paradiso della manifattura a basso costo per antonomasia. Il volto della Cina sta però cambiando molto rapidamente anche sotto questo aspetto visto che secondo alcune ricerche recenti nel Paese i salari medi hanno triplicato in dieci anni i loro valori superando (con poche eccezioni) i livelli del Sud America. E avvicinandosi paurosamente anche a quelli dei fanalini di coda dell’Ue: oggi la busta paga di un operaio di Shanghai pesa all’incirca il 70% di quella di un collega a Salonicco o Atene. Deve essere anche per questo motivo – e in attesa che l’intelligenza artificiale li renda capaci di contrattazioni sindacali – che al di là della Grande Muraglia esplodono gli investimenti in robotica. La federazione internazionale di settore Ifr ha certificato che nella macroregione Asia le vendite di robot sono aumentate del 19% fra  il 2015 e il 2016 per un totale di 190 mila e 500 unità circa. La Repubblica Popolare ha giocato in questo campo da prima punta incamerando il 30% delle nuove installazioni industriali, pari a 87 mila androidi e portandosi così vicina al numero complessivo di unità acquistate fra Europa e Stati Uniti (97 mila e 300).

In Italia ordini in aumento di oltre il 68%

Sempre secondo Ifr nel 2020 la domanda di robot nel mondo dovrebbe salire a 521 mila unità in virtù di un incremento delle vendite del 15% anno-su-anno. Trainata dal Piano Calenda l’Italia ha fatto sin qui la sua parte. Stando ai numeri di UCIMU-SISTEMI per produrre nel terzo trimestre dello scorso anno l’order book dei produttori di robot è aumentato del 68,2% rispetto allo stesso periodo del 2016 senza intaccare il mercato del lavoro, visti i 12 milioni di impieghi creati nel manufacturing fra il 2008 e il 2016 stesso. Certo, dopo il +86% raggiunto nelle fasi conclusive dello scorso anno, il comparto ha «tirato il fiato», nella definizione de Il Sole 24 Ore, ma la strada sembra in ogni caso segnata. Le aziende necessitano di un gradiente sempre crescente di automazione per fare fronte ai requisiti di competitività rapidità e qualità imposti dal mercato. E l’occasione sembra propizia anche per i produttori di componenti specializzati nella fornitura di parti per applicazioni complesse.

La robotica è decisamente in espansione grazie anche alle richieste sui robot antropomorfi e i nuovi settori che sempre di più si affidano ai robot collaborativi più comunemente detti Cobot,

specifica Marco Benvenuti, responsabile marketing di R+W Italia.

Un trend positivo anche per il business dell’azienda specializzata nella produzione di giunti di precisone che vengono integrati nella robotica cartesiana, ovvero sistemi che prevedono un corretto posizionamento nello spazio utilizzando 3 o più assi correttamente interpolati per determinare le coordinate corrette della posizione richiesta.

Per ottenere questo risultato diventa fondamentale utilizzare dei giunti di accoppiamento torsionalmente rigidi che ben si adattano ad applicazioni con dinamiche elevate (accelerazioni/decelerazioni e/o inversioni di moto) e laddove sia necessario un corretto posizionamento nello spazio

aggiunge Benvenuti.

Settore, quest’ultimo, in espansione al pari degli altri sopra citati, poiché sono tecnologie che non vanno in sostituzione l’una all’altra, ma anzi, risultano perfettamente integrabili per migliorare l’operatività degli impianti automatici legati all’utilizzo dei sistemi robotici.

Il grande vuoto normativo

Sul fronte legislativo il settore della robotica e della intelligenza artificiale vive però un vuoto normativo, sia a livello nazionale sia a livello dell’Unione, tanto che fin dal febbraio 2017 il Parlamento Europeo ha richiesto alla Commissione, a norma dell’articolo 225 TFUE, di presentare una proposta di direttiva relativa a norme di diritto civile sulla robotica per stabilire di chi sia la responsabilità in caso di danni, ma anche per  valutare gli effetti della robotica sulla privacy e la sicurezza, nonchè la creazione di un’Agenzia europea per la robotica e l’intelligenza artificiale. A spingere il piede sull’acceleratore di una regolamentazione è stata la presentazione del report European civil law rules on robotics, in fase di approvazione da parte della Commissione europea, che rappresenta il primo passo concreto verso una legge europea capace di regolamentare robotica e intelligenza artificiale. Uno dei punti più importanti  in discussione  riguarda la responsabilità. Diverse sono le domande a cui dare delle risposte giuridiche. Per esempio quando un robot prende una decisione autonoma che provoca danni, chi è responsabile? Se il robot può prendere decisioni autonome, si può davvero far ricadere la responsabilità sul proprietario che lo ha in custodia, pur non avendo il controllo del robot? E ancora, è corretto attribuire la responsabilità penale al produttore, per l’introduzione di prodotti non sicuri sul mercato e la responsabilità civile per i prodotti difettosi? Altro nodo da sciogliere riguarda poi la proprietà intellettuale, cosa succede quando un robot mette in opera creazioni basate sulle sue scoperte, dopo aver osservato il suo ambiente? Chi sosterrebbe i diritti di proprietà intellettuale? Senza trascurare poi le problematiche legate alla   protezione dei dati. Trovare soluzioni legislative capaci di stabilire regole a questi quesiti è fondamentale per lo sviluppo futuro di nuove tecnologie.

 

 

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