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L’interazione uomo macchina è destinata a diventare sempre più solida con l’appoggio dei business leader del made in Italy.

A confermarlo è la ricerca Future of Connected Living, realizzata da Dell Technologies in partnership con l’Institute for the Future (IFTF) e Vanson Bourne, che indaga le percezioni riguardo l’impatto delle tecnologie emergenti e della relazione uomo-macchina sul futuro della realtà connessa da qui al 2030, intervistando più di 4.600 business leader e manager in oltre 40 Paesi.

In base allo studio, infatti, il 73% dei numeri uno aziendali italiani si è dichiarato molto favorevole a una partnership sempre più forte tra uomo e macchina per superare i limiti umani.

Non solo. Per oltre il 50% dei business leader, le tecnologie emergenti stanno consentendo a persone e comunità in tutto il mondo di aumentare, migliorare e ottimizzare le proprie vite; dai veicoli autonomi, alle case connesse, fino alle città digitali.

«La trasformazione digitale e le tecnologie emergenti stanno avendo impatti rivoluzionari sulle imprese di tutte le dimensioni, ma anche sul modo in cui viviamo le nostre vite» ha commentato Filippo Ligresti, oggi general manager di Dell Technologies Italia in occasione della presentazione della ricerca.

«La tecnologia impone a persone e aziende di comprendere il cambiamento imposto dal digitale, rimanere competitivi e sfruttare al meglio le possibilità offerte dall’innovazione. Tuttavia, dai feedback degli imprenditori e dei manager italiani, emerge l’esigenza di far rimanere centrale l’elemento umano. L’individuo, quindi, come punto di riferimento costante rispetto all’evoluzione sempre più veloce dell’hi-tech, che ne rimane al servizio».

Filippo Ligresti, General manager di Dell Technologies Italia

5G: rivoluzione nella società, in sanità e in azienda

Un rapporto, quello tra uomo e tecnologia, destinato a rinforzarsi ulteriormente con l’arrivo del 5G che renderà possibile attivare servizi innovativi finora non fattibili e, grazie al wireless, estenderà un uso evoluto di internet anche tra le Pmi che, per motivi di copertura di rete, fino a oggi, ne sono rimaste escluse.

Per esempio, nella logistica sarà possibile il controllo tramite robot di flotte di camion che si guidano da soli, reti di sensori gestite con efficienza e visori di realtà aumentata per intervenire sull’uso e la manutenzione degli impianti industriali.

Ma «il 5G migliorerà anche il lavoro degli umani in fabbrica, che così continueranno ad avere un ruolo», ha dichiarato Lorenzo Principali, analista di I-Com al Sole24Ore. «Si pensa a visori o piattaforme di realtà aumentata, per esempio, per monitorare processi e flussi di produzione, fare formazione sugli operatori, o anche guidare interventi da remoto per operazioni di manutenzione o riparazione guasti».

Non solo fabbriche

Un altro ambito dove dispositivi Iot sempre più sofisticati ed evoluti uniti alla quinta generazione di reti mobili porteranno a una grande rivoluzione è quello sanitario-assistenziale, che diventerà sempre meno ospedale-centrico a favore, per quanto possibile, di un’assistenza digitale domiciliare.

Qualche esempio?

Un chirurgo può controllare un robot ed eseguire un intervento trovandosi in un altro punto del globo. Uno dei primi interventi di questo tipo è stato eseguito in Cina sfruttando le reti di quinta generazione sviluppate da Huawei. Il dottor Ling Zhipei, specialista in neurochirurgia, ha operato al cervello un paziente affetto da Parkinson ricoverato in un ospedale a 3000 chilometri di distanza.

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Oggi accade spesso che i pazienti in gravi condizioni vengano trasferiti in una struttura specializzata per essere operati. La diffusione di sistemi di questo tipo permetterebbe di gestire le emergenze velocemente ed evitando rischiosi trasferimenti ospedalieri.

E alla luce del progressivo invecchiamento della popolazione, la trasformazione digitale del settore sanitario rappresenta uno dei principali traguardi fissati dalla Commissione europea già per l’immediato futuro. L’obiettivo è quello di ridurre i costi dell’assistenza sanitaria, che nei prossimi anni potrebbero salire alle stelle.

L’intelligenza come fattore di successo

Intelligenza artificiale e Human-machine interface sono stati infine oggetto di una ricerca condotta e pubblicata da MIT Sloan Management Review (MIT SMR), BCG GAMMA e BCG Henderson Institute sulla percezione del valore dell’AI e le sinergie con il lavoro dell’uomo.

«La costruzione di capacità fondamentali, come le infrastrutture per l’impiego dell’AI, talenti e strategia», ha riportato lo studio, «aumenterebbe del 19% la probabilità di avere successo.

Ampliare l’utilizzo dell’AI a diversi user case e andare oltre l’automazione aumenterebbe le probabilità di un altro 18%, mentre avviare un apprendimento organizzativo con questo strumento, attingendo a molteplici modalità di interazione tra uomo e macchina, e creare processi di feedback tra uomo e macchine aumenterebbe le probabilità di un altro 34%.

Le organizzazioni che apprendono attraverso l’uso della artificial intelligence hanno in comune tre caratteristiche essenziali: facilitano l’apprendimento sistematico e continuo tra esseri umani e macchine, sviluppano molteplici metodi di interazione tra i due, cambiano per imparare e imparano a cambiare.

Il risultato?

Anche questo è comune a tutte: investire sistematicamente in queste attività determina l’aumento delle probabilità di creare valore del 73%».

Componenti intelligenti

Per dare concretezza al concetto dell’interazione uomo-macchina nel contesto del suo modello di business e della sua quotidiana attività, R+W Italia era in procinto di presentare alla fiera MECSPE di Parma la nuova famiglia di giunti intelligenti AIC.

Cancellata la fiera a causa dell’emergenza sanitaria, AIC (acronimo per Artificial Intelligence Coupling) è pronto per essere commercializzato.

Il nome la dice già lunga sulle sue caratteristiche e prerogative, ma a darne più diffusa descrizione è stato il responsabile commerciale Davide Fusari: «Si tratta di un esemplare decisamente orientato in direzione di Industria 4.0», ha detto, «perché dotato di sensori integrati che gli permettono di analizzare coppia, velocità e vibrazioni a cui è sottoposto, oltre a una serie di dati trasferibili a dispositivi portatili – mediante una app dedicata – o personal computer.

Lo scopo finale è una elaborazione in tempo reale delle informazioni raccolte e la loro memorizzazione, in vista del monitoraggio delle prestazioni di un sistema e dei servizi di manutenzione predittiva remota».

giunto intelligente AIC di R+W

il nuovo giunto intelligente AIC progettato e prodotto da R+W

Non un semplice giunto, cioè, ma un autentico sistema completo fatto di meccanica e IT, al cui centro risiedono quelle funzioni di data analysis che sono presupposto dell’efficacia del rapporto fra uomini e macchinari.

È il frutto di uno sviluppo durato circa un biennio e che R+W ha affrontato accettando la sfida del cambiamento.

«Bisogna tenere presente che siamo una società di meccanica pura», ha ricordato Fusari, «e con il desiderio di innovare, sì, ma senza snaturarci, abbiamo dato vita a quel che riteniamo essere un anello di congiunzione fra le nostre competenze e quelle tipiche della Quarta rivoluzione industriale, un componente pensato per comunicare con l’uomo e con l’hi-tech».

Viste le sue peculiarità, AIC può trovare spazio in una vasta varietà di ambienti manifatturieri, per quanto sia preferibilmente applicabile alle trasmissioni di coppia medio-alte e pertanto alle macchine che lavorano a ciclo continuo, per l’assistenza predittiva e per pianificare la sostituzione dei pezzi.

Si adatta per lo più a settori quali quello delle cartiere e dei metalli, fra siderurgia pura ed estrusione.

Una panoramica dettagliata e i materiali informativi sul prodotto, sono disponibili QUI.

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