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Packaging, automazione e auto. Tre settori in crescita continua nonostante i saliscendi dei mercati. Tanto da registrare un aumento della domanda che ha portato gli operatori verso ritmi di lavoro più sostenuti. Obiettivo: ridurre i tempi di consegna. Una corsa che coinvolge anche i fornitori come R+W Italia, che per soddisfare al meglio la clientela mette l’accento sui servizi.

Gli andamenti dei mercati sono ancora altalenanti, ma ci sono settori che reggono bene lo stress e riescono a crescere. Secondo i dati elaborati dalla sigla che rappresenta i costruttori di macchine per l’imballaggio (Ucima), per esempio, l’industria italiana del packaging non mostra segni di flessione e il suo andamento dovrebbe mantenersi positivo anche nei prossimi mesi di quest’anno. Il settore ha totalizzato nel 2016 un fatturato superiore ai 6.300 milioni di euro (+1,7% rispetto al 2015) dovuto per lo più all’ottimo risultato delle vendite sul suolo nazionale (1.194 milioni, +10,4% sul 2015). Nonostante il -0,1% segnato alla fine dello scorso anno le esportazioni si attestano attorno a valori importanti e pari a poco meno di 5 milioni.

Nel 2017 le possibili criticità dovrebbero riguardare nuovamente l’export, ma in generale il comparto dovrebbe continuare a crescere, con un volume d’affari in miglioramento del 2%. «In questa fase occorre essere presenti in più paesi perché i risultati non sono affatto omogenei», ha dichiarato Giuseppe Lesce, presidente di Ucima, Unione Costruttori Italiani Macchine Automatiche per il Confezionamento e l’Imballaggio. «Dai dati delle importazioni, invece, continuiamo a vedere un mercato interno in calo, motivo in più per spingere le nostre aziende a guardare senza esitazioni ai mercati oltreconfine».

Bene anche il comparto auto, che sta conservando una crescita robusta come evidenziato di recente anche da il Sole 24 Ore. Soltanto a gennaio le immatricolazioni erano in ascesa in Italia di 10,1 punti percentuali dopo il +16 circa archiviato a dicembre. Un boom che va ben oltre i confini nazionali e si estenderebbe a tutta Europa visti i numeri di Germania (10,5%); Spagna (+10,7); Francia (+10,6%). Il Regno Unito ha goduto di uno slancio minore (+2,9%) che ha fatto però seguito a un 2016 a livelli record.

Da tutto ciò il comparto della componentistica può trarre solo benefici. E non solo le grandi imprese. «Significative opportunità di crescita ci sono anche per le PMI, che potranno far leva sulla loro prossimità al mercato e sfruttare al meglio le nuove tecnologie dei processi produttivi – Industry 4.0 e digitalizzazione – a favore della massima flessibilità e customizzazione dei prodotti», ha dichiarato Giuseppe Barile, Presidente del Gruppo Componenti ANFIA.

Automazione industriale, la corsa continua

Un altro settore in crescita, che ha dimostrato di reggere bene i contraccolpi del rallentamento del mercato, è stato quello dell’Automazione; almeno da quanto ha riferito Anie Automazione che ha parlato di cifre da boom dell’automazione industriale manifatturiera e di processo nel biennio 2014-2015. L’incremento del settore, già protagonista di una crescita media annua da 5 punti fra 2012 e 2015, era calcolabile nell’ordine dei 7,1 punti per un fatturato aggregato pari a 4,1 miliardi. Numeri raggiunti anche grazie all’export.

Nel dettaglio le regioni italiane che hanno mostrato la maggiore richiesta di componenti e soluzioni di automazione sono state Lombardia, Emilia Romagna e il Nordest, a seguire Piemonte, Liguria e Toscana, mentre per quanto riguarda le industrie verticali di riferimento, si confermano capofila l’alimentare, la meccanica, la metallurgia, e poi automotive e plastica e gomma. Tra le motivazioni che continuano a sostenere la domanda di automazione, c’è indubbiamente la necessità di avere linee e impianti sempre più flessibili ed energicamente efficienti. Non a caso tra le tecnologie emergenti c’è la stampa 3D, un segmento in decisa crescita in ambito industriale, dove apre le porte all’additive manufacturing in applicazioni guarda caso destinate al settore auto, aerospaziale, packaging, medicale.

Salgono i ritmi di lavoro anche nei comparti a cui si rivolge l’offerta di R+W Italia, il cui amministratore delegato Davide Fusari ha verificato – soprattutto nel primo trimestre del 2017 – qualche significativa variazione nel comportamento dei suoi clienti. «Imballaggio, vetture e automazione» ha detto «sono panorami cruciali per le nostre attività e anzi hanno uno share maggioritario nella composizione del nostro fatturato. Quel che stiamo osservando non è tanto un aumento dei volumi trattati, quanto piuttosto una spinta verso tempi di consegna sempre più ristretti, a indicare probabilmente un’impennata dei ritmi di lavoro».

Quanto alle possibili risposte da parte dei fornitori, esse si esplicitano «in un più forte accento sulla componente dei servizi», che assume un ruolo decisivo perché «in una fase storica in cui le tempistiche diventano sempre più rigorose anche il minimo collo di bottiglia può essere causa di ripercussioni rimarchevoli». E mentre l’automazione guadagna terreno, è difficile che il suo slancio sia determinato solo dall’orientamento al 4.0 oggi al centro del dibattito. «L’interesse nei confronti della digitalizzazione è percepibile», ha concluso Fusari, «ma non credo che il reale impatto sui processi produttivi dei clienti lo sia altrettanto».

 

anzani_carminati

Articolo a cura dei giornalisti professionisti Nadia Anzani e Roberto Carminati

 

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R+W Italia S.r.l. è la filiale italiana del gruppo R+W Antriebselemente GmbH. In qualità di produttore di giunti meccanici e giunti con allunga di precisione, R+W fornisce clienti che operano in tutti i settori legati alla trasmissione di potenza. Fondata nel 1990, R+W impiega più di 230 persone in Europa, Stati Uniti, Cina, Slovacchia e Singapore. Il gruppo, inoltre, può contare anche su una rete di rivenditori autorizzati dislocati in oltre 60 paesi.

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