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All’interno della macrocategoria dei sistemi per l’imballaggio anche lo scorso anno le macchine per il segmento del beverage hanno realizzato numeri importanti e rappresentano un fiore all’occhiello della manifattura tricolore. R+W accetta la sfida di un mercato molto esigente con soluzioni mirate.

Parola d’ordine: efficienza

Il settore del beverage è da sempre uno dei più esigenti per l’automazione industriale. La domanda da parte degli utilizzatori finali è in continua crescita così come la richiesta di prestazioni sempre più elevate per aumentare la produttività oraria.

È questa l’opinione del responsabile tecnico-commerciale di R+W Italia Marco Benvenuti, che ha proseguito: «In questo scenario diventa fondamentale poter fare affidamento su una componentistica meccanica di precisione che consenta alla macchina di essere efficiente e assolutamente precisa in ogni parte del cinematismo.

R+W, in questo settore, mette a disposizione la sua competenza nell’analizzare la trasmissione per individuare il miglior prodotto a seconda delle necessità e delle richieste formulate da ogni cliente». Per soddisfare la variegata domanda di componenti da parte del mercato l’azienda propone soluzioni estremamente rigide come i giunti a soffietto della serie BK o i nuovi lamellari della serie SCL che ben si adattano alle applicazioni caratterizzate da una dinamica elevata. «Oppure ancora», ha proseguito l’esponente di R+W Italia, «i giunti ad elastomero della serie EK, laddove le dinamiche non siano così spinte e dove appaia preferibile utilizzare un elemento che possa avere un buon potere smorzante sulle vibrazioni generate dell’impianto nel suo normale ciclo di esercizio». Godono inoltre di un buon successo di mercato anche gli elementi di sicurezza come i limitatori di coppia serie SK in grado di svincolare la parte motrice dalla parte condotta nel caso di un sovraccarico. E questo, allo scopo di tutelare non solamente i componenti coinvolti nella trasmissione del moto, ma anche il prodotto finale e naturalmente il suo packaging. «In modo da evitare», ha concluso Marco Benvenuti, «il suo danneggiamento durante la produzione e limitare la percentuale di prodotto che risulta non conforme alla vendita per la difettosità della confezione».

La giusta domanda

È di packaging che si parla e l’eccellenza della produzione industriale italiana del settore fa sì che R+W possa muoversi in un ecosistema vivace e dalla domanda robusta che anche nell’ultimo biennio ha fatti segnare numeri importanti. 250 aziende di media dimensione e 350 piccole imprese; un fatturato che nel 2018 ha lambito quota 7,2 miliardi di euro crescendo di 6,8 punti percentuali e grazie a un export che incide per circa l’80% sul venduto complessivo. Sono questi – più 100 mila fra addetti diretti e indiretti – i numeri generati nel 2018 dalle tecnologie tricolori per l’imballaggio in generale secondo quanto reso noto dalla sigla di settore Ucima.

Alimentari e bevande sono i panorami di sbocco più importanti con un’incidenza che al 2017 era calcolata attorno al 56%. Il cibo era in testa alla graduatoria e incamerava il 30,25% delle consegne complessive; il beverage lo tallonava con il 25,9%. I macchinari da imballo made in Italy hanno registrato nei primi otto mesi dell’anno scorso una crescita del 27,2% in Nord America e un sontuoso +35,4% negli Stati Uniti; più del doppio di quanto realizzato in Africa e Australia (+15,3) e oltre il triplo dell’Europa (+9,6). Nonostante che sul fronte asiatico sia stata rilevata qualche flessione, SACE SIMEST ha inserito a dicembre il comparto delle tecnologie italiane per l’imbottigliamento fra i più apprezzati in Cina e fra i driver dell’approdo della nostra industria a un fatturato da 13,5 miliardi contro i 6,3 del 2017. Stando alle stime più recenti la domanda di machinery per le bevande ha rappresentato il 31,7% di quella riconducibile agli imballaggi nel loro complesso; a fronte del 41,4% ch’è attribuibile al food.

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