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Il settore degli imballaggi è in buona salute. E la plastica la fa da padrone soprattutto nel comparto alimentare. Trainata dai nuovi trend. E le nuove leggi in discussione aiutano.

Se c’è un settore che ha saputo tenere testa alla crisi economica degli ultimi anni è stato quello del packaging che oggi in Italia gode buona salute. A dirlo sono gli ultimi dati diffusi dall’Istituto Italiano Imballaggio in base ai quali la produzione in tonnellata è in crescita del 3,1% con un fatturato in crescita dell’1,9%.  A correre di più sono gli imballaggi in plastica che in termini di peso salgono del 5%, mentre a valore del 2%. I motivi del buon andamento? Intanto il materiale ha caratteristiche chimico-fisiche particolari che lo rendono adatto a innumerevoli applicazioni. Nel segmento alimentare per esempio, il polietilene ed il polipropilene, secondo la normativa, sono adatti ad entrare a contatto con gli alimenti perché non comportano rischi per la salute dei consumatori, non apportano modifiche o alterazioni inaccettabili alla composizione del cibo con il quale entrano in contatto, né causano un deterioramento delle caratteristiche organolettiche degli alimenti.

Nuovi trend di consumo spingono il mercato

Ma la corsa di questo tipo di imballaggi destinati all’industria alimentare è destinata a continuare nei prossimi anni, spinta da nuove mode e trend di consumo. Basti pensare, per esempio, ai servizi di consegna pasti a domicilio. Secondo l’ultima ricerca fatta dall’Istituto Smithers Pira, infatti, il packaging out of home (OOH) crescerà del 6%,  per raggiungere un valore di 6 miliardi di euro entro il 2020. Solo in Italia, il ritmo medio di crescita è pari all’1,2% annuo. Anche l’incremento di consumo dei prodotti gluten free apre nuove opportunità di business alle aziende specializzate nella produzione di imballaggi per alimenti. Italia compresa, dove, secondo gli ultimi dati Eurispes, il 7,6% della popolazione non consumerebbe carne, aprendo nicchie di mercato a prodotti proteici alternativi.

Normativa work in progress

Un segmento particolarmente dinamico, dunque, dove nuovi trend e normative stimolano l’innovazione.
Sul fronte legislativo le norme che regolano questo comparto sono particolarmente complesse e in costante evoluzione, ma in linea di massima si può dire che vanno nella direzione di un sempre minore impatto ambientale, standard di sicurezza più elevati e maggior chiarezza delle informazioni riportate sulle etichette. In particolare dal quadro legislativo tracciato lo scorso dicembre durante la giornata di aggiornamento Materiali e oggetti a diretto contatto con gli alimenti (Moca), promossa dall’Istituto Italiano Imballaggio, con la presenza dell’Istituto Superiore di Sanità, il 2018 si delinea come un anno di fermento sul tema della conformità al contatto con alimenti. Non solo. Diverse sono le discipline in divenire specifiche per singoli materiali e anche il regolamento quadro 1935/2004 (quello riguardante i materiali e gli oggetti destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari) verrà  aggiornato.
Nel corso dei prossimi mesi verrà, infatti, attivata una roadmap per la revisione della legislazione FCM (Food Contact Materials), attraverso consultazioni che coinvolgeranno tutte le parti interessate, chiamate a fornire il proprio parere sui principali criteri di valutazione: pertinenza, efficienza, efficacia, coerenza con altre legislazioni (che riguardano  le sostanze chimiche e gli alimenti) e valore aggiunto. Si cercherà di valutare la portata e l’approccio fissati nel regolamento quadro, individuando eventuali impatti o problemi imprevisti, in conseguenza dell’attuale regolamento. Inoltre, saranno valutati gli aspetti pertinenti alle misure di attuazione, relative ai materiali per i quali non esistono misure specifiche dell’UE e che sono soggette a misure nazionali consentite. In generale, la tendenza a livello europeo sarà quella di inserire, in ciascun nuovo regolamento per singolo materiale, un allegato, che preveda forma e contenuti specifici della dichiarazione di conformità.

La plastica sotto la lente

Per quanto riguarda la plastica, che è il materiale più frequentemente aggiornato a livello europeo, in base a quanto riportato da The Packaging Community MAG, l’ultimo nato tra le attività di comunicazione dell’Istituto Italiano Imballaggio, è in arrivo l’ottavo emendamento al Reg. 10/2011, che porterà ulteriori modifiche alla lista positiva delle sostanze ammesse e un regolamento che abbasserà i limiti di migrazione specifica per il bisfenolo A.  Sta, inoltre, per entrare in piena applicazione il Reg. 282/2008 sulle materie plastiche, provenienti da riciclo meccanico, a diretto contatto con gli alimenti: entro il 2018 verrà pubblicato – con decisione comunitaria – il Registro dei Processi Autorizzati, che hanno già avuto parere positivo da parte dell’EFSA (European Food Safety Authority, ovvero l’autorità europea per la sicurezza alimentare). Con la pubblicazione del registro decadranno tutte le disposizioni nazionali a riguardo, come gli artt. 13 bis e 13 ter del nostro DM 21/3/73, per quanto riguarda cassette in poliolefine per ortofrutta, vaschette e bottiglie in PET riciclato.

Difesa dell’ambiente e lotta allo spreco alimentare guidano le nuove tenenze

Le nuove regole normative soffieranno ulteriormente sulle nuove tendenze del packaging alimentare che ruotano attorno a 4 macro temi. Il primo è quello dell’etichettatura, che deve essere più dettagliata e completa possibile, consentire di tracciare il contenuto dei prodotti, fornire informazioni nutrizionali sul prodotto contenuto nell’imballaggio ed essere leggibile. Il secondo è quello legato allo spreco alimentare. Ciò significa aumento delle confezioni monoporzione, che sebbene richiedano un maggiore consumo di packaging per volume, costituiscono una risposta alla questione dello spreco alimentare. Limitare la quantità di cibo che finisce in spazzatura significa anche lavorare su un packaging che consenta di mantenere il più a lungo possibile la freschezza dei prodotti. Una nuova funzione degli imballaggi messa bene in evidenza anche dallo studio Il Packaging allunga la vita edito dall’Istituto Italiano Imballaggio, che non sono più solo un rifiuto da smaltire ma diventano anche strumenti per allungare la vita del prodotto e assicurarne la consegna in perfette condizioni di integrità. Da ultimo, non certo per importanza, c’è poi l’importante tema della sostenibilità che resta di grande tendenza perché, anche se oggi consumatori e aziende sono molto più consapevoli su come limitare il loro impatto ambientale, restano ancora ampi spazi di miglioramento.  
In questa direzione va la prima strategia paneuropea sulla plastica lanciata a inizio 2018 dalla Commissione europea.   Secondo il nuovo piano, tutti gli imballaggi e le confezioni in plastica sul mercato Ue “saranno riciclabili entro il 2030, il consumo di plastica monouso verrà ridotto e l’uso intenzionale delle microplastiche verrà limitato”, ha spiegato la Commissione che svilupperà anche dei marchi per le plastiche biodegradabili e compostabili a dimostrazione del suo impegno nella difesa dell’ambiente e nello stimolo per una nuova economia più sostenibile, competitiva e a misura d’uomo.

Gli operatori del settore pronti alla sfida

Una sfida, quella della lotta allo spreco, che coinvolge anche i produttori di macchinari per l’imballaggio e i loro componenti.  «Senza dubbio la ricerca sui materiali ci vede impegnati in prima persona», ha detto Davide Fusari, responsabile commerciale di R+W Italia, «e per rendersene conto basta pensare al fatto che in passato alcuni dei limitatori di coppia che abbiamo in produzione, non soltanto per il packaging, erano realizzati in acciaio. Il passaggio alle leghe profilate in alluminio ci ha consentito di ridurre il loro peso almeno del 50%. Il ricorso ai materiali innovativi è in ugual misura importante. Su alcuni giunti di lunghezza sino a sei metri, i cosiddetti alberi, per collegamenti ad alta velocità, commodity come il carbonio sono già utilizzate abitualmente». Anche nell’ambito dei componenti per gli impianti di confezionamento l’innovazione è un imperativo e punta alla miniaturizzazione e al contenimento del peso in quanto fonti di un surplus di efficienza. «Un fornitore come R+W è coinvolto direttamente nei processi produttivi e può lavorare», ha puntualizzato Fusari, «soprattutto sui materiali e sulle dimensioni e la compattezza dei giunti. A questo si rivolgono gli sforzi della nostra ricerca che non a caso è riuscita nell’ultimo decennio a garantirci modelli alternativi del 20-30% più leggeri di quelli tradizionali. A trarre vantaggio da questo dimagrimento è la totalità dei componenti della catena cinematica che collaborano fra loro. A fronte di una cinematica ottimizzata un’azienda può scegliere di installare sui suoi sistemi motori di taglia inferiore, incidendo così in positivo sui consumi energetici, sugli scarti e quindi sul conto economico». Alla luce di questa vision anche un segmento relativamente poco innovativo come quello della meccanica, può integrarsi appieno nella vita di un motore o motoriduttore, per esempio, e formare con esso un tutt’uno, divenendo a pieno titolo una forma di intelligenza elettronica.

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