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Parola d’ordine: efficienza. Per gli imprenditori che vogliono restare competitivi sul mercato, ora più che mai è tempo di organizzarsi. Obiettivo: avere impianti produttivi che funzionino sempre al meglio e non vadano mai sotto stress. Solo così si possono evitare i lunghi e onerosi fermi macchina.

Secondo l’Osservatorio Internet of Things 2020 della School of Management del Politecnico di Milano il mercato italiano dello IoT ha generato nel 2019 un valore pari a 6,2 miliardi di euro con una crescita del 24% (1,2 miliardi) rispetto all’annata precedente.
In questo contesto hanno segnato passi avanti importanti le applicazioni industriali (Industrial Internet of Things, IIoT), ma un sondaggio ad hoc realizzato dallo stesso Osservatorio ha evidenziato in merito il gap fra grandi aziende e PMI.
Il 97% delle prime conosce le soluzioni IoT e ha dato vita nel 54% dei casi almeno a un progetto mirato nei tre anni che vanno dal 2017 al 2019, ma fra i piccoli e medi le percentuali relative scendono rispettivamente al 39% e al 13%.

Come ha riportato il portale specializzato Zerounoweb la manutenzione predittiva e preventiva è considerata prioritaria, così come il controllo in tempo reale di processi e produzioni e tutte le funzioni che contribuiscono a rendere le fabbriche delle smart factory a pieno titolo (51% delle esperienze citate).

Seguono col 28% la smart logistics e con il 21% i progetti di smart lifecycle per lo sviluppo di nuovi modelli e l’upgrade dei prodotti.

«A trainare le scelte delle grandi aziende sono i benefici di efficienza (indicati dal 69% del campione) e di efficacia (46%)» e inoltre proprio «l’efficienza è il principale obiettivo anche delle PMI che avviano progetti di IIoT (49%), seguita dal miglioramento dell’immagine aziendale (40%)». 

Il momento giusto per modernizzare

«Manutenzione preventiva e predittiva significa efficienza. Questo è quel che ogni imprenditore dovrebbe avere ben chiaro in mente», ha confermato Davide Fusari, country manager per l’Italia della multinazionale tedesca R+W, gruppo Poppe + Potthoff.

«Bisogna organizzarsi», ha osservato, «per far sì che gli impianti produttivi funzionino sempre al meglio e non vadano mai sotto stress, evitando i lunghi e onerosi fermi macchina che un’azienda competitiva non si può più permettere».

Un concetto, quest’ultimo, che purtroppo molte delle piccole e medie imprese italiane non hanno ancora assimilato sia per mancanza di un’adeguata cultura, sia per i costi da sostenere.
«La verità è che il concetto di manutenzione preventiva e predittiva è legato a doppio nodo a Industria 4.0, tema di cui si dibatte molto.

È infatti il momento di modernizzare l’industria manifatturiera, sfruttando le agevolazioni, migliorando l’efficienza e la competitività del comparto e dell’economia nazionale».

Per questo può valere la pena acquistare macchine e impianti che montino componentistica intelligente in grado di monitorare e di comunicare eventuali anomalie come eccesso di vibrazioni, temperature anomale, aumento dell’assorbimento di energia: tutti fattori che potrebbero comprometterne seriamente l’efficienza.

«Gli impianti di nuova generazione infatti, consentono ai tecnici di raccogliere, analizzare e archiviare grandi moli di dati sensibili, fondamentali per un funzionamento ottimale», ha aggiunto Fusari.
«Così facendo, monitorando anche da remoto, si può intervenire tempestivamente sui parametri di funzionamento e nel caso, con la sostituzione di un componente in crisi».

Così si trasformano le linee produttive

Non è casuale che, solo per fare un esempio, uno fra i player italiani di punta dell’industria del packaging, tradizionale sbocco delle soluzioni di R+W, abbia indicato l’automazione e i sistemi ispirati a Industria 4.0 come prioritarie per il suo sviluppo futuro.

Si tratta di Marchesini Group che nel pubblicare nell’estate dello scorso anno i suoi dati di fatturato (441 milioni di euro nel 2019, coi quali ha bissato la performance del 2018) ha anche annunciato tre importanti nuove acquisizioni.
Una di queste, quella della software house pavese Auteco Sistemi, va dritta in direzione della automation, del controllo di processo e della digitalizzazione dei flussi operativi.

Il percorso era già stato avviato con le precedenti incorporazioni di Proteo Engineering (2018) e SEA Vision (2017) ed è stato così commentato: «Queste acquisizioni», hanno fatto sapere le fonti ufficiali dell’azienda di Pianoro (Bologna), «si inseriscono nella strategia sempre più vitale di interconnettere la meccanica con la robotica e il software, la manifattura con la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale.

L’obiettivo, che è uno dei leit motiv della filosofia Industria 4.0, resta quello di riuscire a trasformare le linee produttive per consentire il controllo centralizzato della produzione, il tracciamento e la condivisione verso l’interno e l’esterno dei dati di qualità e, infine, le operazioni di manutenzione predittiva».

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